L'uso della Magia Mentale nella conquista del potere Stampa
Scritto da Valerija Brkljac   
Mercoledì 05 Marzo 2008 13:16

L’uso della Magia Mentale nella conquista del potere

Caso di Axelrod e Obama                           English version

Che cosa è la Magia Mentale

La Magia è la saggezza nascosta che si presuppone sia posseduta dai Maghi e riguarda i poteri occulti della natura e la capacità dell'uomo di governare le sue forze segrete. La parola stessa proviene dalla parola persiana “mago” il che significa “il sacerdote”. I sacerdoti persiani erano una vera casta che governava dietro il trono ed erano rispettati a tal punto che “il mago“ era il sinonimo di “saggio”.

I grandi uomini della storia dell’umanità sono stati sempre abili nella Magia Mentale. Di per se la Magia Mentale non è né buona ne cattiva, ma si può usare per entrambi gli scopi. Oggi la Magia Mentale si usa più che mai, anche se tante persone persino negano la sua esistenza, grazie ad una visione carica di pregiudizi, o perché nascondere la sua esistenza e il suo uso, significa proteggere il proprio potere. Ci sono tanti a cui conviene nascondere la sua esistenza.

Alcuni suoi principi sono in uso soprattutto nel commercio e nella pubblicità, ma tanti non sanno che dietro le quinte il suo uso è ben diverso e molto più ampio. Sopratutto in politica. Per questo bisogna conoscerla, per sapersi proteggere. Non sapere ci espone al pericolo. Conoscere i suoi principi fondamentali ci aiuterà a usufruire dei benefici che sono ancora oggi riservati ai pochi. Infatti, l’ignoranza di tanti è la fortuna di pochi.

La Magia Mentale è, come dicevo, la saggezza nascosta e significa coscientemente usare, controllare, applicare e governare certe forze mentali, che si chiamano “occulte”, che la nostra razza possiede e usa sia consciamente che inconsciamente. Sapere ed usare i principi di queste forze e applicarle in maniera intelligente significa avere Potere.

In che cosa consiste la magia?

Le parole di per se non sono magiche, ma la loro influenza dipende dai sentimenti collegati ad esse.

Qui conta la capacità di chi suggerisce. Conta la scelta delle parole, intonazione, le maniere, il look, il comportamento, la gestualità.

Il trucco sta nel collegare tutto questo con le caratteristiche caratteriali, così che l’impressione che abbiamo sia la verità. Il simbolo deve sembrare la realtà!

La capacità oratoria è l’esempio di come funziona questo tipo di magia mentale. Sono bandite le parole fredde, astratte e si usano solo quelle che sono simboli dei sentimenti ed emozioni profonde.

"Niente è tanto incredibile che l'oratoria non riesca a rendere accetabile", dice Cicerone. 

Abilmente intonate le parole, le frasi fanno svegliare le emozioni e passioni. Devono essere le parole che sono allo stesso tempo il simbolo degli stati mentali e che li riproduccono. Se sono usate da uno che ha la voce giusta, la carica giusta, fisico attraente, cadrà qualsiasi tipo di ragionamento e nessuno che non sia preparato a questo tipo di seduzione, non potrà resistere. Perché quando i sentimenti sono colpiti, il ratio conterà poco.

Dunque, quando il polo emotivo è colpito, di solito segue una dichiarazione autoritaria, oppure un commando, per sigillare il colpo.

Sappiamo che ci deve essere il ratio a comandare, non la nostra natura emotiva. Ma nessuno ci insegna come possiamo farlo. Magari questa storia ci aiuterà un giorno a ricordare!

Ogni volta quando uno subisce un colpo emotivo, sente accendersi la propria natura verso qualcuno o qualcosa, dovrebbe imparare a fermarsi e riflettere. Non tutti questi “colpi” sono per il nostro bene.

David Axelrod, il "Grande Mago" della nostra epoca

L’uomo che ha creato il fenomeno Obama si chiama David Axelrod. Ma se chiedete le persone in giro chi fosse, raramente troverete qualcuno che lo sappia.

Tutto il mio interesse per Axelrod ebbe inizio dopo l’analisi dei palmi e mani di Hillary e Obama, che ho eseguito nella trasmissione “Markette” di Piero Chiambretti.

Dai fatti emersi, non c’era il dubbio che fosse Hillary il candidato migliore. Però, nei giorni successivi, Obama ha compiuto una rimonta quasi epica. Come poteva farlo se non ne aveva le capacità? Persino il noto politologo Italiano Sartori, che è intervenuto dopo di me, aveva detto qualcosa come: “Obama è un contenitore vuoto e buio, dove si può buttare anche la spazzatura di Napoli.”

Nella mia esperienza che supera i 30 anni con più di 10.000 persone analizzate, avevo chiaro che una risposta ci doveva essere, ma questa volta andava cercata altrove.

Dietro le quinte

Mi sono rivolta ai giornali e ai siti americani che trattano l’argomento della politica.

Primo che ho scoperto era che dietro ogni candidato c’era una squadra degli esperti, strateghi di politica e dei media.

Secondo, ogni squadra era creata intorno ad una sola persona. Nel caso di Hillary si tratta di Penn e nel caso di Obama, c’è Axelrod.

Chi è Obama?

Poche cose si sanno davvero di Obama nonostante che a soli 45 anni avesse già due libri autobiografici.

Nasce dal padre nero Keniota, musulmano, e dalla madre bianca, cristiana. Porta lo stesso nome di padre, aggiunto solo il Jr (junior). Obama spesso sottolinea il significato del suo nome, Barack, ma solo ora, sicuro della vittoria, inizia esibire anche il suo secondo nome, Hussein.

Dai 6 ai 12 anni si dice che abbia fatto una madrassa islamica. Però, bisogna dire che questo sembra più che normale, visto che è andato a scuola in Indonesia (Jakarta), dove 86% della popolazione è musulmana. Lì si era trasferito con la madre e il patrigno.

Qualsiasi tipo di attacco su di lui da quasi fastidio alle persone. Possiamo dire che è quello che si sente alla presenza di un mito ormai “confezionato”. A questo punto ci domandiamo se possiamo o no mettere in dubbio le origini di Obama, la sua metà musulmana e l’altra cristiana, in luce di un’infanzia segnata da tanti cambiamenti.

O dobbiamo credere che questi cambiamenti radicali, in un periodo d’infanzia cruciale per la crescita, non potrà diventare nel futuro la fonte di una grossa contraddizione interiore di Obama stesso?

Come mai, non si è discusso tanto della sua vera esperienza, che lui per forza deve avere essendo avvocato, e in che cosa consiste? Nessuno ha detto mai cosa sta nel suo curriculum vitae? O da dove arrivano i soldi delle sue campagne. E non sappiamo che cosa c’è di suo in quest’ultima.

Intanto, senza accorgerci, ci troviamo in fase di difesa del mito al quale ora è stata aggiunta anche la paura che qualcuno lo potesse uccidere? Non è magari un subdolo invito a qualcuno di tentarlo, per “battezzare” un mito creato con tanta fatica da Axelrod? Per "chiudere la corsa" in favore di Obama, nel caso si mettesse male per lui?

Con la "Speranza" contro il "Destino"

Ci sono due motivi perché cerco di "urtare" l’immagine di Obama, incisa tanto bene che a prescindere dalla diferenza tra le persone, tutti lo vedono nello stesso modo! 

Ci dimentichiamo che Obama NON è Kennedy e nemmeno Martin Luther King. Lui è uno che "veste" senza molti scrupoli i panni di Kennedy e King e vestirà tutti gli altri che gli faranno comodo domani, come ha vestito i panni dell'arabo nel 2006 durante una sua visita in Africa. Cercano di farci credere che lui è "il naturale seguito" di tutti questi grandi personaggi messi insieme.

E non solo. La "speranza" che incute è di tale portata che gli sarebbe possibile un miracolo: di riuscire a convertire i produttori delle armi in ricostruttori del paese.

Poi, esiste un altro motivo per non aderire proprio alla sua di “speranza”. Per il calcolo del ciclo vitale di entrambi i candidati.

Il ciclo vitale di Obama è in discesa già da qualche giorno, e per i prossimi due anni andrà peggiorando, mentre quello di Hillary è in salita dal mese di Marzo 2008 in poi, andando a crescere per un periodo molto lungo e fertile dal punto di vista delle energie personali. Il massimo della forza raggiungerà nei primi giorni del mese di Novembre 2008! Proprio quando si eleggerà il nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Dai dati a me emmersi sembra che Axelrod sta faccendo di tutto per rubare ciò che il “Destino” ha disegnato per Hillary. E pure hanno la faccia tosta di lamentarsi (Pluff, socio di Axelrod) per i superdelegati, che potrebbero dare la precedenza a Hillary! Certo, la verità non tarderà ad arrivare, per confermarlo o per smentirlo. Uno può vincere in qualsiasi modo o con qualsiasi argomentazione, ma poi la vera natura della persona eletta in guida, esce in tutto e per tutto. E non solo quella. Basta vedere Bush.

L’elezione di Bush è il frutto della vittoria del genio di Rove. Mentre il lavoro di Bush è la vera immagine di Bush stesso. Però, i mezzi che ha usato Rove sono comunque leciti, a prescindere dall'operato di Bush stesso, mentre nel caso di Axelrod non è così. Da un albero del male non è mai nato un frutto del bene. Cosa possiamo aspettarci ancora?

Oggi è il 28. Febbraio 2008.   

I tempi moderni: Tutto e Subito

La questione di lavoro di Axelrod per Obama è l’immagine del nostro tempo: tutto e subito e a prescindere.

La fase di crescita diventa allo stesso tempo anche la fase di affermazione ed esperienza.

Solo che Axelrod ha messo i propri saperi in una persona che diventa il suo attuatore – attore e il simbolo insieme.

Viste le mani e i palmi, cosa possiamo aspettarci da Obama? Chi ci garantisce che non sarà proprio lui “l’uomo nero” del 21esimo secolo?

Con quali mezzi farà uscire gli USA dalla tomba della recessione se non ha fatto nulla per i neri dei condomini che erano sotto la sua giurisdizione, gestiti da Rezko, il suo sostenitore fedele e "found raiser", che lascio in pieno inverno e in gelo i suoi inquilini neri. Questo non urtò la sensibililtà di Obama?

Si espose contro la guerra in Iraq nel 2002 e poi cosa fece mentre era seduto in senato per sette lunghi anni? Un semplice: “Presente”. Come? Non aveva niente da dire? Nessun video da farci vedere?

Quello che appare evidente che in lui ci sono tutte le contraddizioni che aspettano solo l’occasione giusta per uscire allo scoperto. E il potere effettivo non solo lo permette, ma lo sollecita.

Is Penn mighter Than Axe?

Questo titolo, preso in prestito da Newsweek (l’articolo di Jonathan Alter, del 12 gennaio 2008), ci dimostra chi è davvero in lotta per il potere. Con un gioco di parole, che derivano dai nomi dei protagonisti, vedremo se “la Penna (Penn) è più forte dell’Ascia (Axe)”.

Indubbiamente la lotta per la Casa Bianca è la lotta tra gli strateghi (inclusi interi team intorno ad ogni uno di loro), mentre i candidati interpretano al meglio i loro ruoli.

Gli argomenti si richiamano al ratio, alla capacità di ragionare ed è proprio questo che fa Hillary, avendo l’esperienza, la quale è il tallone d’Achille di Obama. Ma la gente fa fatica a ragionare.

Il problema vero di Hillary sta nel fatto che gli argomenti non si richiamano alle emozioni, le quali invece s’inducono con le Suggestioni e altre forme di Induzione Emotiva. Axelrod lo sapeva e ha sfruttato al meglio ciò che aveva da offrire Obama: il suo look fisico, la sua voce, l’età e il fatto di essere nato nero.

Le "Carte Vincenti" di Axelrod

Axelrod aveva sopratutto a disposizione il Tempo per preparare il terreno per Obama, che conosce da 17 anni. Ha guidato la sua corsa al Senato nel 2004 e per la corsa Presidenziale non voleva lasciare nulla al caso. Mandava con Obama gli operatori almeno quattro anni prima che gli altri pensassero alla candidatura. “C’erano i giorni quando il numero dei cameraman superava quello dei civili” (l’articolo di Wallace-Wells dell’1 aprile 2007: “Obama’s narrator”, The New York Times).

Da quattro anni di riprese, Axelrod ha messo insieme 5 minuti di video per l’annuncio iniziale della campagna di Obama! Questo, credo, ci dice tutto della serietà con la quale Axelrod ha preparato l'arrivo di Obama.

Lo stesso materiale Axelrod lo userà per favorire l’approccio emotivo verso il pubblico di Obama e allo stesso tempo per coprire le insufficienze politiche di Obama, rendendolo più autentico possibile, con una “storia quotidiana” dietro le spalle.

Axelrod aveva a disposizione la Biografia. E questa è la “scuola” di Carl Rove. Obama aveva 45 anni e due libri autobiografici al posto dell’esperienza. La campagna di Obama si poteva basare solo sulla sua biografia. Non si poteva fare diversamente. Scelta d'obligo era di impostarla sulla persona, alla quale era destinato il ruolo cruciale d’Interprete e Seduttore delle masse.

Axelrod aveva a disposizione il Nuovo. Riguardo l’impostazione della campagna di Obama disse: “Se faremo la campagna convenzionale e presenteremo una candidatura convenzionale, perderemo” (Ben Wallace-Wells per “New York Times”). Questo conferma la consapevolezza di Axelrod che sul piano delle capacità effettive, Obama poteva solo perdere contro la Clinton.

Aveva a disposizione l’Interprete ideale con le doti oratorie. Per capire meglio il ruolo dell’Interprete, vediamo cosa racconta Christopher Hayes per The NATION nel Febbraio dell’anno scorso.

Da dove arriva la frase "Yes We Can"?

Axelrod aveva preparato la campagna per Deval Patrick, diventato il governatore di Massachusetts. Amico di Obama, anche Patrick, come Obama, non era favorito.

La sera della convincente vittoria di Obama, la folla e il candidato si sono uniti nel cantare “Yes We Can”, e se ascoltate il video di Patrick, sentirete cantare la stessa identica cosa dalla folla”.

Hayes poi continua, dicendo che ciò Patrick e Obama hanno in comune è Axelrod, il quale è stato media strategista di entrambi. “E’ stato Axelrod a scrivere quelle pubblicità e venire fuori con la frase “Yes We Can”.

Quando Hayes sottolinea ad Axelrod le similitudini tra le corse dei due candidati, Axelrod risponde: “Io non porto questi messaggi ai candidati, io cerco i candidati in grado di  semplificare e riflettere questi messaggi.” Facciamo la collaborazione, aggiunge Axelrod. “Loro prendono (take) ciò che li porto e lo migliorano (improve), lo dicono (deliver) perché in quello ci credono”. E’ come fare riffing con grandi musicisti.”

(Vi rocordate il video "Bamboozling"? Ecco qui per rinfrescavi la memoria!

Io “suggerisco”, loro “eseguono”

La campagna di Patrick è stata la preparazione della strategia per Obama. Vediamo in che cosa sono simili: l’ottimismo, la costante presenza della biografia del candidato, messaggi pubblicitari di riforma che combaciava con il pragmatismo del candidato stesso, sottolineando che le normali categorie politiche non funzionano. E alla fine lo stesso slogan gridato dalla folla ”Yes we can”.

Ma ciò che è stato fondamentale è il simbolismo dato a entrambi i candidati, portando la costante attenzione sulla natura STORICA della candidatura stessa!

Ciò che Axelrod ha imparato dai propri fallimenti, non era che il messaggio non era percepito, ma che doveva autenticamente riflettere il messaggero, gli deve "calzare".

Axelrod ha imparato tante cose da Carl Rove, il quale ha fatto vincere Bush ben due volte. Sopratutto che: ”ogni elezione è la reazione all’ultimo presidente” e poi, nel 2004 “ha capito come far figurare la testardaggine di Bush una virtù politica.”

L’Oscuro lato della Forza

Ma c’è una cosa che mette Axelrod dalla “parte oscura” in confronto con Penn o Rove, abili nel giocare con i lati deboli dei propri pupilli, invertendoli in vantaggiose virtù sotto una luce diversa. Ma questo è del tutto lecito, perché i nostri lati deboli effettivamente possono essere anche i nostri punti di forza e viceversa.

Per capire quali possano essere le basi di questo strano spostamento verso i mezzi poco leciti, guardiamo chi è Axelrod.

Nasce in una famiglia degli ebrei di classe media. Madre giornalista ha guidato anche i “focus groups” per un’azienda di pubblicità. Axelrod ha amato la politica sin dall’infanzia. Si dice che già all’età di 10 anni dimostra la sua passione per la politica. Aveva diciannove anni quando il suo padre, psicologo, lascia la famiglia e si toglie la vita nel suo studio. Axelrod, entrato all’Università di Chicago, diventa l’uomo del giornale, dove Tribune sostituirà la sua famiglia. Durante gli studi si sposa con Susan Landau, dalla quale avrà tre figli. Laureatosi nel frattempo, a 27 anni era già ai vertici del giornale.

Una volta “arrivato”, passa alla sfida successiva e la più attraente, quella “politica”, che aveva sognato e desiderato da ragazzo.

Nel 1984 lascia Tribune per fare la campagna di Paul Simon e impara velocemente il mestiere. Alla fine della campagna, Axelrod con Forest Claypool, uno dei deputati della sua campagna, apre la propria azienda per il consulting.

Nella “ ragnatela” tutto torna utile

Questo legame tornerà utile ad Axelrod per Obama, perché per la sua candidatura avrà bisogno di chiedere alla gente che vota di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima. Per questo, serviva “il garante neutrale, giornali o il supporto istituzionale”. Axelrod per questo ruolo scelse il senatore Paul Simon, molto amato tra gli elettori. Solo che l’uomo quella data dell’incontro dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico e mori il giorno dopo. Ma Axelrod non si arrese. Scelse la figlia del senatore, Sheila Simon, che fece un collegamento tra suo padre e Obama dicendo “che sono fatti della stessa pasta”.

Poi, Axelrod collegherà Obama anche ad un altro candidato, Harold Washington, che come risultato finale fece sembrare Obama una figura storica negli spot televisivi.

Questo stesso Washington, nel 1987, Axelrod aiuterà ad essere rieletto sindaco di Chicago. Era il primo sindaco nero della città. Quando fu eletto la prima volta, Axelrod che lavorava all’epoca per Tribune, scrisse di lui che ”era un tipo straordinario” e che: “Era una delle campagne più positive che io abbia mai visto” .

La Chicago dei bianchi invece non aveva la stessa visione. “La città era paralizzata”, ha detto Axelrod. “I media l’hanno chiamata “Beirut sul lago””.

E' curioso che Harold Washington nelle prime elezioni prese 8% del voto dei bianchi, mentre nel secondo turno, con Axelrod, prese 20% del voto dei bianchi.

Una nuova specializzazione

Axelrod si specializza nelle elezioni dei candidati neri: Dennis Archer in Detroit, Michael White in Cleveland, Antony Williams in DC, Lee Brown in Huston e John Street in Philadelphia.

Raffinava le sue tecniche per convincere quelli che non sono neri a votare un nero per il Presidente degli USA.

Vediamo che cosa dicono i colleghi di Axelrod. Lo riporta Hayes: ”Lui è uno con i principi, ma non è un filantropo. I candidati per i quali ha lavorato avevano dei buoni fondi e lui ha fatto gran bei soldi facendo quello che ha fatto.” Nello stesso tempo, Axelrod si prepara nella creazione della pubblicità negativa. Rimane memorabile una sua impresa che ha stupito persino quelli che lo conoscevano bene.

Nel 1998 Axelrod lavora per John Schmidt nelle primarie per il governatore. Rimase impresso come Axelrod, negli spot che assemblò per la TV, fece apparire l'avversario di Schmidt, il congressman Glenn Poshard, di centro destra, quasi come Adolf Hitler in persona.

Il modello per “la campagna perfetta”

Axelrod era già pronto per un candidato straordinario, che avesse tutto ciò che gli serviva per fare il colpo della vita, il colpo da maestro. Mancava solo l’ultimo ritocco, il modello per la campagna di Obama, e la trovò nella campagna di Deval Patrick per il governatore di Massachusetts.

In che cosa consisteva questa questo modello? La campagna di Patrick, come l'avevamo visto in precedenza, Axelrod l’aveva basata sull’ottimismo, sulla biografia del candidato, sul messaggio di riforma e l’incapacità della politica attuale di fare i cambiamenti, e non poteva mancare la folla che gridava “Yes we can”, che tranquillamente userà anche nella campagna di Obama. Alla fine arriva l’attenzione sulla natura storica di candidatura stessa, per arrivare a creare un movimento che potesse sostenere il candidato anche laddove c’erano i motivi per sospettare della verità che il candidato fosse capace di fare quel ruolo “storico”.

Un ottimo modello per un grande scopo: creare un candidato ideale per farlo diventare il Presidente degli Stati Uniti.

Proprio questo dice Axelrod a Wallace Wells il giorno dell’inaugurazione di Patrick a Boston: “Veramente ci ho pensato tanto di quella cosa di Obama, e credo che esistono i momenti straordinari per i quali vale la pena lavorare, come essere a Casa Bianca anziché al Massachusetts Statehouse.”

 Il "caso" del migliardario Blair Hull

Axelrod conosceva Obama da quando Obama aveva 30 anni. Per lui aveva guidato la campagna per le primarie per il Senato nel 2004. Vediamo ora come Axelrod ha aperto la strada per Obama senatore.

Correvano il migliardario Blair Hull, liberale favorito su tutti i fronti ed uno sconosciuto candidato nero Barack Obama. Circa un mese prima del voto The Chicago Tribune crea uno scandalo che rovinerà del tutto la carriera di Hull, compresi i 28 milioni di dollari investiti da Hull stesso nella campagna. Apre il file del divorzio di Hull dalla seconda moglie, pieno di fatti di violenza fisica, facendo perdere Hull e consegnando a Obama una vittoria facile facile. Solo dopo si scoprirà che dietro l’apertura di quelli file sigillati c’era Axelrod.

C’è da notare bene che la campagna televisiva di Obama partirà in coincidenza con l’inizio dello scandalo. Ma il tocco da maestro vediamo anche nel fatto che Axelrod riuscì organizzare una vivace protesta delle donne contro la violenza! Bisogna dire che ad Axelrod non mancano mai questi “dettagli”, che completano il suo quadro.

Con tutta tranquillità Axelrod, di cui quelli che, invece, lo conoscevano bene sospettarono subito, dichiarò: “Noi non abbiamo niente a che fare con questo”. Il reporter del Tribune che aveva scritto l’articolo originale ha ammesso dopo che: “Lo staff di Obama ha lavorato agressivamente dietro le quinte per spingere la storia.”

Dalla pubblicità negativa ai fatti negativi

Bill Daley, amico di vecchia data, dice di Axelrod: David era molto bravo nella pubblicità negativa. Ma ha capito che questa campagna non è di quelle e che Barack Obama non è quel candidato.” Infatti, dalla pubblicità negative Axelrod era passato ai fatti negativi.

Lo testimonia il caso di Hull e non solo quello. L’ultimo “sexy-scandalo” di McCan (rivelato da New York Times)e Vicki Iseman, lobbista, è solo la conferma del tipo di lavoro che Axelrod applica dietro le quinte per screditare gli avversari di Obama. Anche qui, dobbiamo solo attendere la conferma, visto che siamo ancora troppo vicino all’evento per avere delle risposte, che per regola arrivano sempre dopo. Giusto mentre siamo in attesa della conferma, ecco cosa dice New York Times nel profilo di Axelrod: “Tanti consultanti combattono l’ultima guerra, mentre David combatte la prossima.” Axelrod fa bene il proprio mestiere. Pensa già alla prossima mossa.

Dunque, Axelrod ritiene che la “questione Hillary” sia già archiviata, dopo le ultime vittorie del suo pupillo Obama. “Quando sarò presidente degli Stati Uniti…” disse Obama nel suo intervento in Virginia a Jefferson Jackson Day Dinner di Richmond. “Non c’è nulla d’impossibile se il popolo americano decide che è arrivato il momento”. Tra non molto vedremo se Axelrod e Obama abbiano fatto bene il loro lavoro diabolico.

De gutibus…

Obama ci può piacere o no, dei gusti non si può discutere. Ma di Axelrod sì e come. E’ chiaro sul quale piano si è svolta questa lotta per il Potere. Nel caso di Obama sul piano delle Emozioni e da parte di Hillary sul piano degli argomenti.

Come nel caso di Bush e tutti gli altri, sarà la storia a testimoniarci la vera natura degli “scelti” attraverso le loro opere. Ma incuriosisce in questa storia proprio Axelrod e che cosa ne sarà di lui. Perché chi usa le energie negative, dal punto di vista della Magia Mentale, deve aspettarsi il ritorno delle onde di questa energia usata.

Di Hillary, in questa campagna si è detto di tutto e di più, ma nulla di tanto sconvolgente tranne che vuole il potere, che, però, ha l’esperienza e le capacità per detenere e guidare una nazione con 300 milioni di persone, ora sull’orlo della recessione.

In questo senso una cosa in particolare ha catturato la mia attenzione. La storia di Hillary Clinton in luce di questa campagna e i legami di Axelrod con l’ex First Lady.

Hillary che non conosciamo

Axelrod e sua moglie hanno tre figli, tra cui la figlia primogenita Lauren, soffre di epilessia cronica e vive a Chicago in una casa comunità. La famiglia Axelrod aveva creato una Fondazione “Citizens United for Research in Epilepsy (CURE), guidata dalla moglie di David, Susan. La First Lady degli Stati Uniti, Hillary, era una delle più grandi e più importanti “found rasers” per questa fondazione, in confronto con la quale tutti gli altri appaiono simbolici.

Per la cronaca, nel Gennaio del 1999, il presidente Clinton subiva processo di “impeachment” per il caso Levinski nel Senato. E Hillary aveva proprio in quei giorni fissato l’intervento per la raccolta fondi. Nonostante la situazione così drammatica nella sua vita privata e non solo, Hillary si è presentata alla fondazione, spendendo in precedenza ore e ore all’Ospedale Presbiteriano, visitando i bambini, mentre i giornalisti la assediavano con le domande sul suo marito. In attesa di iniziare il suo intervento alla serata in Drake Hotel per raccolta fondi, Hillary passava tutte le annotazioni su come aiutare i bambini e trovare la cura per questa malattia. Wallace-Wells ricorda cosa gli aveva detto Susan Axelrod: “Quella era una delle più importanti cose che qualcuno abbia fatto per la epilessia.”

La cosa che però non ha impedito al suo marito di fare del suo meglio per seppellire la carriera di questa donna. Curioso?

Magari Oprah, la grande sostenitrice di Obama, non sapeva di questo “dettaglio” prima di aderire alla sua campagna, senza accorgersi di essere per Obama solo un gradino verso il podio.

E già che ci sono, visto che le società occidentali sono quelle che esaltano la famiglia come base della società, amare il prossimo e perdono, come i valori dai quali non si può fare a meno, mi viene da domandare come mai nel caso di Hillary, questo non sia stato riconosciuto. E’ lei quella che ha saputo salvare la propria famiglia in un momento di crisi. E’ lei che ha saputo perdonare il proprio uomo, nonché salvargli la dignità, sia umana che quella politica. E che abbia fatto bene, lo conferma il rapporto con la figlia Chelsie, cresciuta bene, con un carattere solido, tanto da aiutare la madre insieme al padre nelle primarie.

Let’s be the generation…le sfide per il futuro

Non ci importa se Don Rose, consulente politico di Chicago, ed ex protege di Obama ha detto di lui: “è un tipo sveglio, conosce la politica, sa scrivere una buona frase con un soggetto, un oggetto e il verbo”, spiegandoci così bene il ruolo di Axelrod in questa “costruzione oscura”, nella sua "opera magica".  

Obama, che ha iniziato la sua ascesa parlando di Lincoln, facendo delle sue promesse per il futuro il tema centrale della sua campagna: “Let’s be the generation…” , ripeteva le sue “sfide per il futuro”: la povertà, l’ambiente, nuove energie, non aveva nel suo curriculum nemmeno una serata così indimenticabile come quella di Hillary.

La cosa curiosa è che nessuno ha mai riportato che lui fosse così incantato dalla vita di Lincoln, come sembrerebbe dai suoi discorsi. Wallace-Wells, senza accorgersene dei possibili collegamenti, racconta come Axelrod aveva la casa piena di biografie di “Abe” Lincoln. Ma come? La casa di Axelrod era piena di libri su Lincoln e non quella di Obama?

Ciò che Axelrod ammirava riguardo Lincoln, dice Wallace-Wells, non era solo la filosofia ma la sua “effectiveness” politica.

E visto che di “effectiveness “ politica si parla, mi domando che cosa avesse fatto Obama durante tutti i suoi anni nel Senato? Fu nel 2002 che si dichiarò contro la guerra. Poi, in sette anni seduto in Senato, per questa “causa” tanto “sua” non fece nulla, ma dice che lo farà.

La logica di "effectivness politica alla Obama" mi sembra buona: perché fare ora le cose e se non vinco? Andiamo prima a vincere e dopo ci occuperemo di fermare le guerre, avrà pensato Obama. E si è dedicato alla raccolta fondi. Un capitolo degno di un intero libro.

Faccio qui solo qualche accenno.

“Tony” Rezko and Co.

Spicca soprattutto un personaggio: “Tony” Rezko, tra i found raisers di Obama. Amici di vecchia data (si parla di quasi 20 anni di amicizia). A Obama, Rezko ha donato più di 50.000$, stando ai libri che registrano la raccolta fondi e ha contribuito a raccogliere diversi milioni di dollari.

Rezko era indicato tra coloro che hanno aiutato Obama nel US Senat Campaign finance committe (le fonti di Sun Times del 2003), che ha raccolto più di 14millioni di dollari (fonti del Federal Election Commission), portando così concretamente Obama a Washington nel 2004.

Per capirci, è sempre quel personaggio coinvolto nella compravendita del terreno sul quale sorge la casa di Obama, spalle a spalle con quella di Rezko, per l’acquisto della quale si sono persi 300.000$ tra un passaggio e l’altro (in favore di Obama). Il prezzo pieno era 925.000$, la somma che Obama non si poteva permettere, mentre la modica cifra di 625.000$, sì.

Rezko è quello che ha ricevuto 3,5 milioni di dollari da Auchi, il multimiliardario Irakeno, stilato nella lista Forbes al 279mo posto tra le persone più ricche del mondo, che pare “pesa” qualcosa come 3,1 bilioni di dollari. Rezko ha usato questi 3,5 milioni di dollari per il proprio piacere, senza fare le dichiarazioni al governo. I soldi Rezko li ha ricevuti in Aprile 2007 a Chicago, attraverso un conto in Beirut, Libano. Per questa dimenticanza ora Rezko attende il processo, ripreso ieri, il 3 marzo. (Fonte: Associated Press, Mike Robinson, 7 febbraio 2008.)

E inutile che vi ricordi che probabilmente per la lunga amicizia con Rezko, Obama non se la sentiva ad accettare la guerra in Iraq come tutti gli altri.

Nel mondo delle Apparenze

Viviamo nel mondo delle apparenze. Spesso ci domandiamo perché certe cose, tanto ovvie, logiche e ragionevoli, non sono prese in considerazione, mentre le altre senza nessun senso, sì. Si predicano dei valori fondamentali della società, ma sempre meno persone li seguono, perché il “prodotto nuovo” fa più presa di un “valore vecchio”.

Non ci capacitiamo perché argomenti validi, sensati e persino a vantaggio di tanti non servono a nulla e si continua con ciò che ci piace, anche quando non ci è nemmeno utile. Pensiamo di essere i padroni della nostra vita e del nostro destino mentre nella maggior parte dei casi non è così. Viviamo condannati all’obbedienza anche quando il “piatto pronto” che ci hanno servito straripa di contraddizioni, incongruenze o è semplicemente falso.

La mente e non le emozioni dovrebbero governare le persone, altrimenti rimaniamo soggetti alla manipolazione senza accorgerci di nulla. Possiamo arrivare a credere in qualsiasi cosa, anche che possa esistere “la guerra umanitaria”, che sottomissione delle donne, ridotte all’oggetto, si può “impacchettare” in: “oggetto del desiderio”, “il mestiere più antico del mondo” o qualche altro nome di comodo, per esprimere che non ce ne frega nulla di come va il mondo.

Le idee preparate da Axelrod per Obama sono così astratte che è quasi impossibile contrastarle. Discorsi smaglianti che camuffano i progetti irrealizzabili. E tutte idee cariche di emozioni. Chi può resistere? Basta vedere che persino in Italia chiunque si può identificare con "Yes We Can". Qualsiasi concetto può starci dentro.

Ciò che viviamo oggi diventerà la storia, che non importerà a nessuno. Potrà sempre servire per qualche nuova "guerra giusta".

Ci sta seppellendo la spazzatura, ma non solo quella di Napoli. La spazzatura mentale in forma di guerra, di violenza, d’indifferenza, di solitudine diventata incubo, di politica.

Privi di rispetto per dell’uomo e i suoi valori conquistati con fatica e a caro prezzo, ci prepariamo per l’arrivo dell’ultimo “best seller” USA: il “Barbie” Obama, il primo uomo bambola. Gonfiato negli USA, ma presto gonfiabile anche in Europa, Hillary permettendo.

Autore: Valerija Brkljac

Testo finito il 04.03.2008. a Milano

Per i vostri commenti scrivere al: zampa@zampa.net

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Valerija Brkljac ospite di Piero Chiambretti

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