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Tutte le strade portano a Roma? PDF Stampa E-mail
Scritto da Valerija Brkljac   
Martedì 09 Giugno 2009 13:36

Tutte le strade portano a Roma?

Questo articolo è stato pubblicato nel giugno del 2009. Oggi siamo nel febbraio del 2011. Undecided

Qualche giorno fa, navigando in internet, ho trovato un sito con il quesito: “Tutte le strade portano a Roma?”

Avevo la tele accesa e come si parlava di politica, ho cercato di cambiare il canale. Non ero di umore giusto per il tema. Invano il mio tentativo, perché su diversi altri canali come un mantra girava solo il pettegolezzo su Berlusconi. Quasi nessuno dell'opposizione democratica parlava di soluzioni politiche dei problemi, ma volevano arrivare a Roma comunque.

Il disegno che state guardando si è creato spontaneamente nella mia mente appena ho spento il televisore.

Governo Berlusconi 

Quel giorno stavo giusto analizzando i dati che riguardano Berlusconi, per vedere come si prospetta per lui il prossimo futuro, per fare poi l'analisi da pubblicare sul sito. Vedendo tutta sta gente “attaccata” alle mutande di Berlusconi, non potevo a non farmi la domanda se davvero tutte le strade portano a Roma. Sinceramente a me sembrava poco logico. Ecco perché.

Ho notato che la pubblicità fa bene a Berlusconi. Anche quella negativa, perché non fa altro che puntare i riflettori su di lui, rafforzando l'idea che sul palcoscenico politico italiano non ci sono altri capaci di distogliere l'attenzione da lui.

Ho anche notato che tutto ciò che era di dominio dell'opposizione democratica prima, mano mano è diventato di dominio della Lega, che a Roma c'è arrivata, magari proprio con i voti degli operai, tanto cari all'opposizione.

In questo senso, diventa ovvio che “la strada delle mutande” fosse quella meno indicata per raggiungere Roma e che nelle mutande di Berlusconi non si trova il punto di partenza per cercare le soluzioni ai problemi attuali della società.

Il PD come presunta opposizione a Berlusconi

Torniamo all' opposizione a Berlusconi. Anche qui, secondo me, ci vuole un piano, quello d'azione politica, basato su un pensiero critico, che non permette la scesa sui livelli di una reality, non permessa proprio dal punto di vista morale, se vogliamo. Tranne se un soggetto politico vuole creare il proprio poggetto sulla base di una “reality sociale”, dove la politica non è altro che un gioco nel quale per votare agli operai telespettatori basterà mandare gli SMS “al numero in sovrimpressione”. Sembra che l'opposizione tentata dal PD ci propone una nuova visione della politica, dove alla classe operaia, una volta considerato il più potente soggetto politico, viene riservato il ruolo da telespettatori in un moderno palcoscenico: il Colosseo politico.

Che fine ha fatto il pensiero critico, mi chiedo? Da dove ci è arrivato l'involgarimento nella sfera politica?

"La freccia del Tempo e l'orizzonte della Libertà"

Per poter trovare la risposta, mi sono rivolta a colui che di critica politica se ne intende, Dragoljub Kojcic, un noto filosofo Belgradese, politico e parlamentare, nonché mio amico. Nel suo ultimo libro, “La freccia del tempo e l'orizzonte della libertà”, lui scrive: “Ogni cultura propone almeno un pensiero fondamentale alla relazione tra il passato e il futuro.

Dragoljub Kojcic filosofo belgradeseSpesso ho riflettuto su ciò che era la nostra di storia, nella ex-Jugoslavija e successivamente in Serbia, e poi quella mia personale in Italia, dove vivo questi ultimi diciotto anni. Ho seguito senza particolare attenzione la politica italiana, perché la vita mi aveva portato verso altri interessi. Sarebbe rimasto così, se non fosse per il destino che ha fatto confluire molte strade secondarie nel mio percorso principale.

Così è arrivata la politica italiana anche nella mia di vita. Sembra che la politica in generale è diventata un campo dove si sono imposte con prepotenza le questioni sociali e umanistiche, irrompendo dalle fondamenta del bisogno umano, confinato nel regno della sola materia, che invece sembra incapace di soddisfarlo. Chi sta sopra e chi sta sotto nella società di oggi, sembrano divisi da un vuoto nel quale si sente di entrare chiunque a balbettare le proprie scorie mentali, inquinando ciò che una volta era un prezioso campo di battaglie sociali, di costruttività e di scambio.

Nulla è dato e definito per sempre. Questo è il senso della libertà.”, dice Dragoljub Kojcic. “Noi abbiamo l'obbligo morale di chiarire fino in fondo e in maniera auto/critica i motivi del destino che ci è capitato e di avviare immediatamente la ruota della vita in accordo con le leggi del mondo che ci circonda.

Ma l'autocritica non si è vista e nemmeno la critica. Almeno io non ci sono riuscita a vederla. Perché ciò che viene chiamato “la critica” non è altro che un pensiero confuso, il pensiero involgarito, senza idee guida e senza nessun contenuto chiaro. Manca proprio il pensiero critico, portato dai filosofi, sulla base del quale i politici portano a noi le proposte e i progetti per i quali vale la pena impegnarsi. O almeno dovrebbe essere così, socondo me.

L'emancipazione sociale

La società, come totalità complessa dei dati di fatto, elementari e quelli dedotti, di tutte le categorie (produzione, cultura, politica, scienza, morale, tecnico-tecnologica e etc.) è sottoposta ai costanti cambiamenti.

Spesso succede che il cambiamento di un solo dato di fatto condiziona e incita tutta una serie di cambiamenti nell'intero sistema (inteso come “società”, nota V.B.). Dall'assolutizzazione della sua importanza nascono cosiddetti ismi, come per esempio economismo, scientismo, razionalismo, mercantilismo...e simile. Proprio la questione del cambiamento di significato dei dati di fatto sociali e l'importanza di questi cambiamenti per giudicare il valore delle teorie e dei programmi della emancipazione sociale, rappresenta la pietra miliare nelle discussioni moderne sull'essere della classe operaia e della sua importanza nella struttura politica del mondo moderno. Sono in prova le stesse basi dell'ideologia politica che aveva considerato la classe operaia come il più potente soggetto politico e l'artefice della costruzione di una nuova società.”

Invece, tutti i cambiamenti, che io ho notato come necessari da fare nella società dove vivo, e in generale, sono stati confinati, non si sa come, nel “mutandismo”. Dunque, resi insensati.

"Per via delle intromissioni da parte dell'ideologia è necessario porsi la domanda: se fare il richiamo agli ideali umanistici, alle buone intenzioni o alla fedeltà al “libro”, rappresentano una base giusta per avallare una teoria sociale?! O l'interesse della teoria, ugualmente come l'interesse della gente che vive dal proprio lavoro, non permette la rigidità delle idee e dei capricci della dottrina, perché questo significherebbe la morte della teoria e lasciar la vita reale al diktat dei “guardiani della verità."

Con l'incredulità leggo queste righe nel libro di Kojcic. Perché non sento le domande del genere che l'opposione democratica si pone o ci pone. C'è però la Lega e c'è Di Pietro, come nuovi attori sul palcoscenico politico che conquistano i sostenitori, dando delle risposte alle domande che loro hanno colto ascoltando la base. Esse, secondo me, non nascono dalle idee guida arrivate dall'analisi dettagliata della società. Ma è bastato anche questo per conquistare i consensi. Il PD, invece, che mirava più in alto, non solo non ha letto le esigenze della base, che fino a ieri era "il campo" di loro dominio, ma non le ha nemmeno ascoltato. I motivi sono da analizzare. Ma il risultato è ovvio: il PD ormai viaggia solo su base degli affetti acquisiti nel passato, capeggiando "un popolo" che con loro ha smarrito e snaturato le proprie idee. Mentre esse semplicemente avevano bisogno di essere riviste in chiave dell'attualità. Quanto ci metterà questo "popolo" a capire la cecità del PD? Questo lo staremo a vedere.

La trappola del positivismo

Dall'altro canto ci attende la trappola del positivismo, la descrizione neutrale dei processi sociali dal punto di vista dei valori, senza l'interpretazione di essi e senza proiettare i processi sociali che sarebbero più applicabili all'essere sociale nella pienezza delle sue caratteristiche e possibilità.

Dietro al positivismo sta sempre un interesse nascosto di mantenere la realtà così come trovata oppure razionalizzarla in accordo con i bisogni dei detentori del potere. Queste trappole è possibile evitare mantenendo i presupposti filosofici e sociali della stessa teoria, proprio con quei poteri racchiusi nell'idea dell'uomo.”

Massimo Cacciari filosofo italianoPerò, se il filosofo Cacciari dice del PD: “non hanno saputo leggere le trasformazioni sociali”, significa che il PD non ha nemmeno analizzato criticamente i processi sociali. Bastava magari che abbiano dato "un'occhiata" alle mutande di Berlusconi?

A questo punto Kojcic parla della Scuola di Francoforte ovvero della teoria critica della società, di Jurgen Habermas e di Max Horkheimer. Quest'ultimo, Horkheimer, nota che le difficoltà che ostacolano la comunicazione tra la teoria sociale e la realtà derivano dalle idee isolate, cresciute sugli interessi particolari dei gruppi sociali. Essi possono essere superati con una posizione filosofica.

Questo ci conferma che “le idee isolate, cresciute sugli interessi particolari” sono l'espressione della distanza del PD da quella della classe (operaia) che si prefiggeva e prefigge di rappresentare.

Agire su base teorica

Il nostro compito principale per questo è di creare le garanzie che nel futuro non si perda la capacità d'agire su base teorica.”

Però, se il PD non lascia nessun spazio alla base teorica, vuol dire che i suoi interessi non sono in conocordanza con quelli di coloro che vorebbe rappresentare. Cosa c'è che non quadra? O il partito guarda dall'alto la propria base, o i suoi intressi non hanno nulla a che fare con gli interessi della base stessa. Altrimenti il pensiero critico ci sarebbe “venuto incontro” molti mesi prima delle elezioni. Sembra che il partito, il PD, a questo punto volutamente ha evitato il pensiero critico!

Così, oggi, il 9 giungo 2009, non c'è da stupirsi per i risultati delle provinciali. Dalle 50 alle 14 provincie per i democratici. Non è una sconfitta, è un annientamento. Non solo non c'è stata una garanzia che i democratici avrebbero agito su base teorica, ma si è visto che non c'è stata nessuna base teorica! I risultati lo hanno solo confermato.

Ridurre il senso dell'esistenza umana alla felicità, condizionata esclusivamente dalle circostanze materiali, rappresenta proprio il terreno più fertile per la creazione di una società totalitaria e del controllo sulle persone. La storia non riporta che qualcuno che abbia avuto la possibilità di controllare la società, non l'abbia sfruttata. Se la filosofia manda il messaggio che l'ordine materiale delle cose è la condizione per raggiungere la felicità, allora consegna la società umana ai padroni di quell'ordine e lo prepara d'accettare la chiusura dell'orizzonte della libertà come qualcosa d'inevitabile. Per la teoria della critica qui nasce una immanente difficoltà: quali sono le possibilità della teoria di iniziare, guidare e finire il cambiamento del mondo? La teoria e il proletariato hanno bisogno uno dell'altro?”

Se il PD non ha osservato questi fatti, cosa si può aspettare da questo partito? Una sola cosa: che scompaia del tutto!

La mancata critica dell'esistente

Se si crede che la teoria può essere socialmente operativa nell'immediato, allora questo è nel senso della critica dell'esistente.”

Proprio quello che il PD non ha fatto!

Come dice Horkheimer, “lo scopo principale della critica di questo tipo è di impedire che la gente si perda in quelle idee e comportamenti che la società impone loro nella sua organizzazione attuale. La filosofia scopre le contraddizioni nelle quali la gente si perde se nella realtà sono costretti di attenersi alle idee isolate.

D'AlemaIl PD ha pensato che senza le idee poteva creare il succeso faccendo “la politica contro”? Si è visto che questo non è possibile. Ora penserà alla sostanza? Penserà a guardare verso quella base che, invece, ha scelto altri per chiedere le soluzioni ai propri problemi?

Fare l'opposizione per me significa farla “per” e non “contro”. Solo così esiste la garanzia che l'opposizone abbia una base solida, perché nella azione resa visibile e trasparente per la valutazione di coloro ai quali si rivolge per il voto con degli argomenti concreti e, se mai, anche per il diritto di rappresentarli. Priva di auto/critica e dunque anche delle idee, del pensiero costruttivo, nessuna forza politica può giocare un ruolo importante nella società.

Le nostre azioni sono il risultato del nostro pensiero, basato sulle nostre idee.

Tutte le strade portano a Roma?
 

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