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8 marzo PDF Stampa E-mail
Scritto da Valerija Brkljac   
Martedì 08 Marzo 2011 10:30

Felice 8 marzo 2011

Come una consuetudine desidero augurare a tutte le amiche un bel 8 marzo, con la speranza che l'anno prossimo ci incontreremo ancora e ci diremo che i fiori gli uomini li regalano ancora.

Io vivo in Italia. Qui le donne non ci sono. Sembrano esserci, ma per 8 marzo, per esempio, c'era "una parlamentare" di nome Vladimir Luxuria, a rappresentare le donne in qualche modo, parlando che 'sta festa insomma è in verita una tragedia, perché furono le donne, morte tragicamente in una fabbrica, a diventare il simbolo, il che rende tutto quanto sbagliato come scelta per la festa (Vladimir era ospite di Antonello Piroso). Perché secondo Vladimir ora le donne stanno bene? Che Vladimir Luxuria fosse una donna, a questo punto sembra "per vocazione", perché risulta dal fatto che non capisce lo stato di "essere donna".

Chi mi conosce sa che non ho nulla contro i transgender, come Vladimir, e ho un amica che ha ancora intatto il suo membro, ma dentro si sente ed è una donna. Questo è ok, in quanto io sono contro l'infibulazione, sia femminile e di conseguenza anche contro quella maschile.

Quando la donna è Vladimir

Non ho nulla contro Vladimir, in qualsiasi forma o "contenuto". Ma essere donna significa un altra cosa. In Italia le donne non esistono come esseri alla pari con gli uomini. Per ironia è proprio Vladimir a confermarlo. Le donne qui passano ogni tanto per la televisione, chi con lo culo scoperto, chi con coperto, ma prima o poi ciò che dicono o fanno, non si sa come, finisce sempre in chiave degli interessi maschili. Tipo la protesta contro Berlusconi sotto casa sua. Tanto potevano rimanere in casa propria, perché uno simile ne avevano già in casa. Mica sono scese a protestare contro le fondamenta maschili della società italiana, che è il vero motivo di tutte le negatività che derivano dalle dissonanze dei generi. Impegnarsi per le positività che derivano dalle assonanze tra le persone, diventa dificile se non sei in grado di farti valere come donna-essere=persona.

Le donne qui non voteranno mai altre donne. Se ci sono cinque donne in un ufficio e un solo maschio, anche se appena capace di non perdersi mentre torna a casa dal lavoro, sceglieranno quello per il capo. Ne conosco parecchi casi così.

A che servono le donne?

Le donne qui salvaguardano "l'onore, il focolare, la dignità, l'economia, il senso, il pudore", e insegnano i figli maschi che la mamma è una ed unica. Ma loro stesse non diranno mai al proprio figlio di rispettare un altra donna e di staccarsi dalla idea di "mamma santa e martire", che poi il maschio si aspetterà dalla donna, nel caso decidesse di sposarsi, un impegno oneroso e poco conveninete oggi. Perché in Italia tutti sono per la famiglia ma i soldi per gli asili nido non ci sono. Tanto la società non si aspetta da una donna che lavori dopo il primo figlio e se lavora, allora la sua vita diventerà un inferno, che donna è pronta ad afrontare. Ma cosa volete che sia un inferno se una donna può dirsi "sposata", onorata. Il "resto", ma chi se ne frega del "resto". Diamoci un'occhiata al "resto"...

la festa delle donne"L'ISTAT, su mandato del Ministero per le Pari Opportunità, ha pubblicato un'indagine sulla violenza in famiglia subita dalle donne, prevedendo diverse batterie di domande relative alla violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. Da un campione di 25.000 interviste, trasportato in dimensione nazionale, risulta una proiezione di circa 7.000.000 di donne che subiscono violenza dal proprio partner o ex partner." Fonte: L'Indipendente.

Violenza a senso unico in una società a senso unico dove esiste solo dio padre, padre padrone e tanti vari padrini. Insomma, le donne (i cosidetti "pilastri della società") hanno il diritto di festeggiare l'8 marzo, perché la vita loro è ancora una tragedia, un rogo continuo in una fabbrica - famiglia, dove sfornano i figli, i grandi mariti con grandi carriere e nomi, che qualche vizietto se lo possono pure permettere, perché no? Le donne cosa vogliono di più? Ormai fanno quello che vogliono, no?

Non posso a non ricordami Tito oggi, quel "rottame politico" che fece quella Jugoslavija "la gallera dei popoli", di cui i resti combattè con tanta convinzione e il coraggio un uomo, noto come "la costosa scarpetta del comunismo italiano". Nei tempi di quel signor Tito, la donna e il maschio erano davvero alla pari. Quando si trattava del lavoro per le madri, dopo il periodo di gestazione, che significava la fine del periodo di maternità, arrivava il periodo di paternità, quando il maschio sostituiva la donna in casa. In altre parole, il maschio era messo sulla buona strada educativa. Ma non solo. La legge, quando si decideva per il matrimonio, dava la possibilità alla donna e al maschio di scegliersi se volevano tenere il proprio cognome, aggiungere quello del coniuge al propio o prendere quello del coniuge. Così, mi ricordo il calciatore di Stella Rossa football club, che prese il congnome di moglie, Zec. Sapete quando l'uomo andrà qui in paternità o prenderà il cognome di moglie in Italia? Nella civiltà che verrà dopo la nostra! Nella prossima reincarnazione per intenderci. Senza ombra di dubbio!

La Donna come Essere o come Avere?

In Italia la donna come Essere non esiste. Solo come riproduttrice e donatrice di piacere: libera, a contratto o a pagamento. Un altro tipo di donna è "madre" ed è santa e martire. Poi c'è qualche "gallina" che l'hanno lasciata libera a girare, giusto per non dare nell'occhio al resto del mondo. 

Buon 8 marzo sorelle d'Italia, dovunque voi siate! Sorridete, c'è chi sta peggio...

Intanto, desidero fare gli auguri alle donne che amano ricevere i fiori per l'8 marzo. Anche agli uomini che se la sentono di regalare i fiori alle donne per l'8 marzo, perché riescono sentire le stesse identiche cose che sentono le donne, senza dover perdere la propria natura. Semplicemente perché empatici e perché, per qualche strano gioco del destino, sono riusciti ad uscire indenni dalla società che castiga ogni tipo di emotività maschile, bollandola come indegna. Alle donne, dunque, e agli uomini che non hanno paura di essere alla pari, ovvero se stessi.

8 marzo
 

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