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Linguaggio e Pensiero PDF Stampa E-mail
Scritto da Valerija Brkljac   
Mercoledì 01 Settembre 2010 22:18

Linguaggio e pensiero negli animali

Le premesse generali e gli approfondimenti sui barzoi

Il nostro mondo è antropocentrico! Ma per fortuna nel mio esistono i barzoi, non solo gli esseri umani. Dopo le mie storie incredibili sui barzoi, che ho pubblicato su facebook, non aspettatevi che io vada ora a guardare le loro zampe, visto che il mio tema prinicpale riguarda l'analisi delle mani umane. Quello no, ma vi porterò in un viaggio assai inaspettato, che riguarda la mia nuova ricerca sul “Linguaggio e Pensiero”.

Dopo 30 anni in compagnia dei barzoi, i saperi che loro sono riusciti a regalarmi, e che credo mi abbiano resa migliore, hanno fatto si che nei diversi rami della ricerca che sto svolgendo, si è trovata anche quella sul linguaggio e le capacità cognitive degli animali!

Vi domanderete ora dove vado a parare? Probabilmente non avete mai letto la famosa frase riportata in un libro russo, che parla dei barzoi, che dice: Siamo andati a caccia con i barzoi e con i cani! La maggior parte di noi agli inizi aveva attribuito questa frase a quel naturale comportamento nobile dei barzoi, considerando tutto una "sparata" snob dei ricconi Russi di allora. Sopratutto sapendo quanto sono intelligenti cani in generale. Solo dopo anni di convivenza, molti di noi si sono resi conto che dietro quella frase si celava ben altro. Avevamo scoperto quasi tutti l'incredibile capacità dei barzoi di comunicare, di esprimersi, a tal punto che si è passati al dire che loro sono per metà “umani”, proprio per via del loro comportamento.

Akakij Francesco Yura e Basha in giardino

Akakij Francesco YURA (figlio di Justina) e Basha (figlia di Kasim), i miei levrieri

Anno dopo anno, con la nascita e la morte dei miei barzoi, è cresciuta la mia consapevolezza che questi esseri non solo sanno pensare, ma riescono persino ad esprimere questi pensieri e i propri sentimenti. Pazientemente e con intelligenza, hanno varcato i miei confini mentali attraverso le mie emozioni e mi hanno insegnano i loro segreti. Nasce così la mia nuova ricerca sul "Linguaggio e Pensiero" degli animali. Ho oservato molti, ma questo viaggio riguarda prima di ogni altro il mondo dei barzoi.

Il pensero è possibile solo in presenza di linguaggio?

La tesi base della maggior parte dei filosofi è che il linguaggio si trovi alla base del pensiero, la capacità ipotizzata di essere esclusiva negli esseri umani. Questo mi sembra del tutto normale per chi non ha condiviso la propria vita con i barzoi! In altre parole, non solo i barzoi, ma noi tutti che attratti da loro, arriviamo a vivere questo incantesimo per lunghi anni, sappiamo che questa tesi non è esatta!

Sarà vero che il pensiero fosse possibile solo in presenza di linguaggio? O sarà vero che proprio gli esseri umani non possiedono le capacità cognitive sufficienti per capire il linguaggio degli animali? Oppure, il linguaggio verbale di per se è una delle capacità del pensiero ma non è determinante? O il pensiero non è la capacità poi tanto esclusiva degli esseri umani?

Akakij Franseco Yura e Basha al mare in Francia

Akakij Francesco YURA e Basha giocano al mare

Per dimostrare questa ultima tesi, partirò dalla dimostrazione delle capacità cognitive dei barzoi, in quanto conosco loro tanto bene da poter dimostrare, dopo più di trent'anni di convivenza, che loro non solo possiedono le capacità cognitive, ma possiedono anche una specie di linguaggio che non necessariamente debba essere legata al “ratio”, questo tanto osannato “bene” degli uomini, ma alla natura alla quale apparteniamo, sia loro sia noi, chi più, chi meno bene.

Altre ricerche

Per questo stesso motivo andremo a conoscere un po' anche la ricerca fatta da Daphne Koller di Stanford University, che lavora nell'ambito dell'intelligenza artificiale, ma che di recente si è “avventurata” nella biologia molecolare, per conoscere meglio il processo cellulare, e capire il modo in cui si espande il cancro, o come noi capiamo le immagini nel mondo che ci circonda.

Daphne Koller

Non andremo per ora su Noam Chomsky, che ho studiato nella Teoria di letteratura, e nemmeno su Kant e la questione di libertà. Andremo invece verso uno studio divertente, empirico, grazie anche all'aiuto delle persone che condividono con i barzoi le loro vite. Conosceremo meglio i significati del comportamento, di cui il miglioramento è l'unica garanzia della nostra futura sopravvivenza come specie. Proprio dai barzoi andremo a imparare le capacità di adattamento e dunque anche di sopravvivenza.

Nel 19mo secolo William Wordsworth scrisse: “Not choice, but habit rules the unreflecting herd”(non le scelte ma le abitudini governano ma massa che non pensa). Sempre la questione di libertà, quella che nonostante la nostra parte razionale, non ci dona la libertà di scegliere, ma di rinunciare. Nonostante “la superiorità umana”, così tanto "razionale" e così poco felice. Vi porterò in un mondo dove la maggior parte delle persone invece è felice in compagnia dei barzoi. Barzoi, che hanno trovato il mondo di comunicare con noi, portandoci a prestare loro grande rispetto e concederli tanto di quel spazio della nostra vita, che loro hanno reso unica per la bellezza. Grazie a loro che noi, “i proprietari”, ci siamo trovati nelle condizioni di unirci in una spece di grande "famiglia senza confini" di persone che superano persino i limiti di fede, di cultura e di lingua.

I barzoi ci parlano

In foto: Polly, Apurva e Wolfi, tre generazioni di BISTKUPSTWO

Polly Apurva Wolfi - tre generazioni di Bistkupstwo

Ma certi persino sorridono!

Quelli di BISTKUPSTWO lo fanno sicuramente meglio di chiunque altri.

Sopratutto POLLY!

Polly sorride

Le teorie esistenti sul pensiero degli animali

Le teorie esistenti legano in maniera indissolubile il pensiero alla presenza del linguaggio verbale negli uomini. Questo, naturalmente, preso come "conferma" che solo gli umani possiedono le capacità cognitive "vere" in quanto viene considerato il pensiero articolato solo quello degli umani, quale prodotto del linguaggio. Gli animali non parlano, dunque, non pensano. Certo, a loro non viene negata qualche forma cognitiva. Detta così, certamente riflette bene "le capacità" degli uomini riguardo la comprensione degli animali, dando l'idea che proprio quella parte umana, legata al linguaggio, pecca di qualche informazione non del tutto completa. Cerchiamo prima di scoprire le premesse.

Le premesse

Torniamo ora agli scienziati e alle ipotesi iniziali. Negli studi di psicologia dell’età evolutiva, il pensiero umano è stato inteso come un’attività legata strettamente a sistemi simbolici avanzati. Questo escluderebbe la possibilità che i bambini in età pre-linguistica e gli animali potrebbero pensare. Per fortuna, gli scienzati delle nuove generazioni hanno rivisto il concetto di intelligenza e la sua attribuzione. Si sono resi conto che senza la presenza del pensiero concettuale anche in fasi di vita precoci, legati all'esperienza diretta, i significati verbali non avrebbero la possiblità di essere legati alla realtà!

Qui arriviamo alle contraposizioni riguardo il tema, in quanto alcuni scienziati rimangono sull'idea dell'indissolubilità del pensiero dal linguaggio verbale, mentre i "nuovi" ritengono che esisterebbero le forme del pensiero e di coscienza nel periodo pre-linguistico (dove si troverebberò più o meno "uniti" i bambini fino all'età di circa 24 mesi e gli animali).

Una contraposizione non necessaria, credo. Perché gli scienziati che, da una parte, danno raggione all'esistenza delle forme di pensiero agli animali e gli altri, dall'altro lato, che legano il pensiero linguistico agli umani forniti di base culturale, hanno ragione entrambi. Per questo motivo a me tutto quanto sembra solo una disputa inutile, che porta "il pane" al pensiero sui mammiferi "superiori" e quelli "inferiori". Qui ci vuole la qualità del pensiero o il pensiero di qualità, per arrivare a capire che si tratta solo delle diverse forme del pensiero, in quanto sono in questione gli esseri sostanzialmente diversi tra loro, ma con delle similitudini "mammiferiane", che sicuramente possono essere più d'aiuto che d'intralcio.

Questo, in altre parole, significa guardarsi bene dai pregiudizi "umani" nella ricerca! Le diversità non servono per "negare qualcosa", ma per "confermare qualcosa". Direi che qui si tratti della differenza sostanziale tra il pensiero "circoscritto", perché dogmatico, del 20mo secolo e quello nuovo deciso di superare "le forntiere del pensiero fisso" (che si ritiene "dato per sempre"). Sopratutto in questo caso dobbiamo sperare che non sia "per sempre". Spero bene che all'uomo non è negato il futuro migliore - quello che richiede il mutamento, contenuto nel costante cambio tra la nascita, la vita e la morte.

Gli elementi di partenza che dobbiamo chiarire

A) No al pensiero discriminatorio

B) Sì al riconoscimento delle similitudini "mammiferiane", quelle stesse che ci aiutano a convivere con gli animali!!!!

C) No al pensiero "fisso", arroccato in una posizione base non mutabile, in quanto la coscienza non è "data" di per se solo agli umani, ma è soggetta allo sviluppo e possiede dei livelli qualitativi. Altrimenti come spiegare la presenza del pensiero intuitivo, caratteristico per diversi mammiferi, tranquillamente trovabile negli "umani". Basta aprire un quotidiano qualsiasi per trovare gli esempi. Piuttosto, proviamo a pensare se qualcosa non ci sfugge! E' davvero il pensiero così indissolubile dal linguaggio verbale? O esso è una caratteristica specifica, frutto delle nostre particolarità? Chiunque abbia vissuto in stretto contanto con gli animali e in natura, sa bene con quanta intelligneza essi si muovono e comunicano. Come esprimono i loro ricordi e come cercano di dirci delle cose, ma magari te ne accorgi solo molto dopo.

Amarcord

Tanti anni fa ero andata in vacanza con i miei levrieri, Justina, Jura e piccolo Kasim. In spiaggia, su una roccia, passavamo le giornate faccendo il bagno e godendo del sole in tranquillità. Avevo abitudine di saltare dalla roccia in mare e i barzoi mi seguivano, come in un gioco. Dopo qualche anno ci siamo ritronati, ma questa volta senza Jura, che nel frattempo ci aveva lasciati per sempre. Justina e Kasim, una volta usciti dalla macchina, sono corsi verso spiaggia e io dietro di loro, pensando che sarebbero andati in quella a pochi metri da noi. Invece, loro sono corsi nel posto dove anni prima avevamo scelto "la nostra base", stando un pochino a disparte per non disturbare gli altri. Una volta arrivati la, hanno inizato ad annusare e girare intorno cercando Jura! Mi avevno fatto capire che ero io quella che non si ricordava. E dire che gli umani hanno dei ricordi e dei pensieri nostalgici...

Quello stesso Jura, che avevo preso ormai da adulto dall'allevatore Radovanovic, si era ambientato bene in casa da me. Solo una cosa l'avevo notata. Radovanovic aveva una macchina Simka, abbastanza rara da vedere nei paraggi. Però, un paio di volte qualcuno c'è passato con quella macchina lungo la strada dove abitavamo noi. E Jura, alzato in piedi attendeva vicino alla porta l'arrivo di Radovanovic, il suo "famigliare". Non aveva mai smesso di aspettare che venisse a prenderlo e riportarlo "a casa". Lo so dalla tristezza con la quale finivano le sue attese invano. Non tutti i levrieri soffrono per la mancanza di qualcuno. Con molta probabilità, il legame di Jura con Radovanovic era forte. Però, agli umani "amati" succede di non notare questo.

continua...

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